ALMA snc - Information Technology & Office Automation


Vai ai contenuti

Virtualizzazione

Lo sostengono vari analisti: con i processori x86 che diventano sempre più potenti gli utenti stanno cercando strade per ottenere di più dalle piattaforme che già utilizzano. Le tecnologie di virtualizzazione, in grado di creare una sorta di container software isolati che includono sistema operativo e applicazioni, sono una strada per farlo. E l'interesse in questo tipo di sistemi sta effettivamente crescendo. Secondo IDC ad esempio il mercato ha raggiunto oltre 300 milioni di dollari nel 2004 attestandosi su ritmi che lo porteranno nei prossimi anni ad avanzare a un tasso del 18%, con un'ondata di aziende in fase di roll out di tale tecnologia. Anche da Forrester Research fanno sapere che si tratta di una di quelle a tasso di crescita maggiore, con le reazioni degli utenti passate rapidamente dal 'Che cosa vuoi che io faccia?' al 'Mi sembra proprio un'ottima idea', dimostrando sia convinzione sulla tecnologia che solidità dell'idea.
Di cosa si tratta
I sistemi di virtualizzazione sono da molto tempo disponibili per il mondo mainframe, mentre è un concetto relativamente nuovo per quello più tradizionale dei server "x86". In generale con esse si indica la possibilità di astrarre alcuni servizi IT dalle rispettive dipendenze (reti, sistemi di storage e hardware), abilitando l'esecuzione di più sistemi operativi virtuali su una singola macchina fisica, rimanendo però, dal punto di vista logico, distinti. Il sistema operativo "ospitante" (l'host) crea di fatto una sorta di hardware partizionato eseguendo più sistemi operativi "ospiti" (i guest). Di fatto la parte inferiore dello stack software è occupata da una singola istanza di un sistema operativo ordinario che è installato direttamente sul server. Sopra di questo, un layer di virtualizzazione gestisce il reindirizzamento e l'emulazione che va a sua volta a comporre il computer virtuale. La combinazione di questi due layer inferiori viene quindi definita host. Quest'ultimo fornisce le varie caratteristiche del computer fino al livello del BIOS ed è in grado di generare macchine virtuali (e indipendenti) a scelta, basandosi sulle configurazioni definite dall'utente. Come i server fisici anche quelli virtuali sono ovviamente inutili fintanto che non vi si installa un sistema operativo, ovvero i guest, i quali penseranno di avere tutta la macchina per sé, ignorando l'esistenza degli altri.
Come funziona
Sistemi operativi e applicazioni che girano sui server virtuali non hanno il controllo diretto su risorse quali memoria, dischi fissi e porte di rete. E' invece la macchina virtuale che si trova tra di essi a intercettare le richieste di interazione con l'hardware. Sul mercato ci sono soluzioni che sono in grado di "simulare" una configurazione che ha solo una vaga somiglianza con l'hardware effettivamente sottostante. Ad esempio, l'host potrebbe inizializzare il processo di un controller SCSI fino al minimo dettaglio, convincendo il sistema operativo guest, anche senza l'esistenza reale di alcun controller SCSI. Di fatto è fa sembrare i drive di tipo IDE come se si trattassero di SCSI, converte le condivisioni di rete riguardo lo storage collegato localmente, converte un singolo adattatore Ethernet in più adattatori e crea gateway tra sistemi operativi più vecchi e hardware moderni non supportati, come ad esempio per gli adattatori Fibre Channel.
Da dove cominciare
Parecchie aziende operano ancora con in testa un modello "un server - un'applicazione". Di fatto, spiegano alcuni esperti, con l'evoluzione dei sistemi elaborativi questo risulta spesso in uno spreco portando a investimenti non necessari. Già qui la virtualizzazione viene quindi vista come un'applicazione interessante. Ma non solo. Essi sostengono anche che può essere utilizzata per risolvere difficili problematiche tradizionali. In primo luogo si parla ad esempio di validazione di patch e aggiornamenti all'interno di ambienti di test, prima dell'effettiva messa in produzione. Sul fronte sicurezza si affronta invece l'argomento della segmentazione delle risorse che, tradizionalmente, viene eseguita a livello di rete implementando firewall e liste di controllo degli accessi, ad esempio posizionando un Web server all'interno della zona DMZ. Attraverso la virtualizzazione dei server è possibile invece segmentare eseguendo i processi software su server virtuali separati logicamente: in questo modo la compromissione di un singolo server (seppur virtuale) non impatterà sul totale del sistema su cui risiede.
Ripristinare meglio
Quelli di backup e recovery sono processi in cui entrano in gioco diverse variabili, come sistema operativo, stato generale del sistema, configurazione di dati e applicazioni. Visto che le macchine virtuali sono rappresentate dai file presenti sul sistema operativo ospitante, il backup e il restoring può quindi essere compiuto con maggiore prontezza. Con l'unione delle tecnologie di virtualizzazione dei server con quelle di storage quali clonazione, snapshot e copie shadow, si potranno- questo almeno l'obbiettivo a tendere - eliminare infine le tradizionali difficoltà che si incontrano nell'effettuare queste operazioni



Torna ai contenuti | Torna al menu